ULVER "The assassination of Julius Caesar" 2017


Da oltre 20 anni sulle scene, sempre in continua evoluzione. Il fondatore, geniale frontman Kristoffer Rygg ha traghettato la sua “creatura allupata” prima nel black metal, poi nel trip-hop (di “Perdition City”), attraversando l’ambient e l’avantgarde (di “Shadows of the sun”) e l’elettronica cosmica  e solenne (“Messe” e “ATGCLVLSSCAP”) fino ad un uso dell’elettronica più Pop, diciamo alla Depeche Mode, come in quest’ultimo “The assassination of Julius Caesar”, in cui i testi cominciano ad essere importanti e particolarmente coesi alla musica. Sono rimasto affascinato dal personaggio Rygg e folgorato dalla Musica proposta: mai banale e sempre dettagliatissima, ordinatissima. L’iniziale “Nemoralia” fa capire subito gli intenti dell’album: singolo che ha tutto per essere canticchiato e ballicchiato! Refrain e cori femminili ammiccanti. “Rolling Stone” ha una base quasi tribale, un elettronica percussiva che si contrappone al cantato, ancora corale con le voci più  soul di Rikke Normann e Sisi Sumbundu. Alla fine il pezzo “impazzisce” nelle distorsioni elettroniche e chitarristiche. L’atmosfera si fa più dark nel mid tempo di “So falls the world”: sembra di sentire Dave Gahan tra i sintetizzatori più puliti e le melodie pianistiche, ma improvvisamente la band norvegese si proietta e chiude nei sentieri cosmici di Jean Michel Jarre! Ancora un bel pezzo da potenziale hit-single ("Southern gothic") è proposto magistralmente da Rygg per introdurre quello più inquietante e siderale dell’intero platter: “Angelus novus”. Loop spaziale e refrain irresistibile ne fanno un piccolo gioiello. L’atmosfera si alleggerisce con la seguente “Transverberation”, anche troppo. Ci pensa “1969” a tornare su territori più astrali. Sembra di ascoltare i grandi M83: atmosfere dilatate e ben definite con un cantato molto “eighties”. A chiudere ci pensa “Coming home”, il pezzo più astruso e complesso. L’iniziale atmosfera onirica ed ipnotica prende poi una direzione più decisa ed occlusa di ogni “stramberia”, in cui anche il sassofono presenzia e firma magistralmente un vero Kraut-Rock d’annata. Direi un gran bel disco, ispirato, coeso e ben prodotto, e aggiungerei anche che gli ULVER sono tra le realtà più interessanti di una Musica che propone idee vere, evocative ed emozionali.
Best tracks: "Angelus novus", "Coming home", "So falls the world". 8/10