RIVERSIDE “Wasteland” 2018

Un mio caro amico mi fece conoscere i Riverside nel  2006, quando la band aveva prodotto i primi 2 album, tutt’oggi i migliori della loro discografia. Oggi il mio amico non c’è più e neppure il chitarrista della formazione polacca spirato ad inizio 2016… è dunque il primo disco nel quale posso sentire una  mancanza estrema, feroce e desolante. La desolazione è l’atmosfera del concept di “Wasteland”: come sopravvivere al dolore? Con il dolore.  Piotr Grudzinski non è stato rimpiazzato ufficialmente come pure il mio amico Massimiliano, non è possibile. Dall’ultimo bucolico “Love, fear and the time machine” sono trascorsi solo 3 anni e poi c’è stata una bellissima raccolta di strumentali quasi ambient (“Eye of the soundscape”), ora però arriva la “prova del 9”…dimostrare se la band può andare avanti senza. L’inizio è dalla fine: “The day after”, una voce di Duda narrante e straziante che introduce “Acid rain”, tra i pezzi migliori. Musica Riverside 100%, riffoni, refrain/chorus avvincenti, inserti strumentali in cui sale in cattedra nel finale la chitarra di Maciej Meller, colui che si occuperà dei guitar solos dell’intero disco. Il single “Veil of tears” ricorda la zeppelliniana “Immigrant song” ed una struttura ritmica cara a Steve Wilson ma anche ai Dream Theater. La sommessa “Guardian Angel” è un dialogo tra piano e chitarra che accompagna la voce narrata di Duda. “Lament” sembra voglia alzare i toni e lo fa con una struttura compositiva interessante,  bellissimo violino nel finale come l'intera prova vocale di Duda. La successiva “The struggle for survival” è lo strumentale su cui fondono le migliori aspettative: parte bene con un super basso di Duda ma poi la chitarra non convince, facendo apparire il pezzo più una “jam session”. La ballata di “River down below” è davvero molto bella e rimanda al periodo d’oro dei primi 2 album: refrain avvincente e struggente con un super mellotron nel back e bel guitar-solo. “Wasteland” conduce ad un prog quasi vintage che si intreccia a riffoni alla Opeth. Il finale  è dedicato questa volta all’inizio : “The night before”. Un bellissimo lavoro pianistico di Lapaj che accompagna il lodevole e sorprendente cantato del leader della band Mariusz Duda. L’album non mi ha impressionato, non tanto per la qualità compositiva (ci sono parecchi spunti interessanti) ma proprio per una chitarra orfana e spezzata dal contesto, dal Riverside Sound. E’ troppo forte l’evidenza intrusiva di una chitarra (elettrica) ospite e comunque meno brillante per uno strumento portante nell’architettura (tecnica e compositiva) della loro musica. E poi la dinamica, poca dinamica, la batteria stessa sembra relegata ad un saltuario accompagno.
Best tracks: “Acid rain”, “River down below”, “The night before”. 7/10


DEAD CAN DANCE in tour:
Date tour in Italy:  Milano, at Teatro degli Arcimboldi, 26/27 may 2019.

DEAD CAN DANCE will release the new album "Dyonysus" on 02th november 2018.

ANTIMATTER  will release the new album "Black Market Enlightenment" on 09th november 2018.