STEVEN WILSON “Hand. Cannot. Erase.” 2015


Steven Wilson rappresenta oggi il migliore (e noto) esempio di musicista devoto TOTALMENTE alla Musica. Personalmente lo seguo dal 1995, quasi dai suoi esordi nel mondo discografico, aveva solo 18 anni! Appena maggiorenne aveva prodotto già 3 lavori con i Porcupine Tree e “The sky moves sideways” era un vero inno alla musica floydiana, il suo background cromosomico. Il successo che ebbero in Italia facilitò il mio apprezzamento…da allora fu un autentica scalata di progetti e collaborazioni senza sosta ma con tanta dedizione e talento: IEM, No-Man, Bass Communion, Blackfield… produzioni, missaggi e collaborazioni per Opeth, Fish, Marillion, Anathema, King Crimson, Jethro Tull, Yes. Con “The  incident” del 2009 chiude ai Porcupine Tree per intraprendere una carriera solista e focalizzarsi libero da condizionamenti (discografici) e forte delle esperienze  (musicali) acquisite. Da “Insurgentes” del 2009, in cui assembla una serie di pezzi che ne riconoscessero i suoi diversificati orientamenti ed origini musicali, perfeziona il suo lavoro compositivo circondandosi di musicisti di elevatissimo talento tecnico: Adam Holzman, Guthrie Govan, Nick Beggs, Marco Minneman... e produce 2 album  che lo consacrano come vero Principe Prog. Con quest’ultimo “Hand. Cannot. Erase” giunge già alla perfezione, attraverso un equilibrio quasi sconcertante di quanto finora fatto, coadiuvato ancora una volta dai suoi fidi esecutori. Il viaggio sonoro perfetto inizia con le note accennate al piano e samples ambient di “First regret” e decolla con “3 years older” dagli accennati richiami ai Camel ed ai Genesis ed impreziosita da numerose articolazioni sul refrain strutturale vincente. Così è il momento di presentare subito un bel singolo di successo ma non per questo banale, con avvincente linea melodica e saldissima sezione ritmica: “Hand. Cannot. Erase.”. “Perfect Life” è il pezzo  alla Porcupine Tree! Samples ambientali introducono il parlato di Katherine Jenkins che fa esplodere in risposta il cantato ipnotico di Steve che si carica di ritmo e tanta struggente nostalgia. Non si farà dimenticare! In “Routine” si ritorna al Prog Seventies dei suoi ultimi lavori: note al piano con diversi intermezzi solistici ed annessi interventi della bellissima voce femminile di Ninet Tayeb ed i cori della The Cardinal Vaughan Memorial School Choir. Il pezzo termina con un malinconico arpeggio di chitarra e cantato di Steve. “Home invasion” è un revival di Prog in cui ognuno dei musicisti gioca funambolico e raffinato sullo strumento, la struttura è dettata dai tasti magici del fender rhodes di Adam Holzman ed i tempi astrusi e secchi di Minneman. Ora inizia il viaggio cosmico! “Regret #9” parte con l’assolo al Moog di Adam, incredibile! Il basso profondo ci immerge nel favoloso assolo chitarristico di Govan e lo strumentale è servito! Steven pensa bene ora di cullarci con un bell’arpeggio acustico ed un cantato melodico di forte richiamo, è appunto “Transience”. Questo “intermezzo” introduce il pezzo indescrivibile: “Ancestral”. Variopinto pathos, pathos da ogni nota, da ogni millimetro sonoro scelto ed incastrato. Come se non bastasse SW ci regala la più bella ballata del decennio: “Happy returns”. Suona struggente, suona bellissima ed indimenticabile, impreziosita ulteriormente da un lavoro alle chitarre da brividi (oltrechè dal gusto sopraffino alla batteria di Chad Wackerman!). Brividi che ci accompagnano tra le note dolci del piano e dei cori che fanno conclamare decisamente ad un  capolavoro. Un disco che può essere apprezzato a tutti i livelli possibili di comprensione musicale, può essere ascoltato facilmente nelle righe o tra le righe musicali lasciando comunque strascichi emozionali straordinari perché compositivamente ispirato e vincente, perchè ricchissimo di suoni perfettamente scelti, sviluppati ed incastrati.
Best tracks: “Perfect life”, “Regret #9”, “Ancestral”, “Happy returns”.  9/10
 
ARENA will release their new studio album "The unquiet sky" on 27th April 2015.