DAVID GILMOUR "Rattle that lock" 2015

Nettamente il suo miglior disco solista. E' un Gilmour maturo e libero musicalmente e mentalmente. Libero di staccarsi dagli archetipi floydiani, dai rancori o malumori watersiani, dalle attese specifiche dei suoi fan, dalle pressioni discografiche (ha gia donato il "suo" nuovo e ultimo PF album). Produce ora il suo lavoro più intimo, consapevole di aver già sfoggiato ogni sorta di effetto speciale (più o meno giusto e/o riuscito) a nome PF, ora può  ricomporsi e centrarsi. Ha ascoltato  nuova musica, l'ha integrata al suo patrimonio e ne ha trovato fonti d' ispirazione, in questi lunghi 9 anni. Ha rimescolato e riordinato le idee, le intuizioni ed i suoi obiettivi e ci regala il suo disco più variopinto e completo, ma con la sua identità intatta, i suoi suoni, le sue melodie ed il suo stile già celebrati. Compositivamente nulla di trascendentale o innovativo (sia chiaro)  ma ogni pezzo funziona, anche se spesso strutturato come ciò che gli ha  dato il successo. Partire "alla Shine" lo fece con "Signs of life", "Cluster one", "Castellorizon", ed oggi con "5 am". Il fatto è che non sono più copie ma nuovi brillanti versi su quell'approccio vincente e consolidato, con una chitarra sempre più lacerante e malinconica. La banalità del jingle di "Rattle that lock" è rivalutabile, un pezzo da non sottovalutare, se pensiamo meglio al suo testo cupo e straziante sorprendentemente accompagnato da una musica ritmata e giocosa. Così si giunge subito alla vera perla dell'album: "Faces of stone". Deve averla "sentita" talmente tanto da aver trovato anche le parole (davvero difficile per lui) giuste, quelle per la madre a cui è dedicata. Una malinconica sequenza di note al piano è contrappuntata dal ritmo cadenzato dei fiati (accordion e french horn) creando una ballata dall' atmosfera struggente e magnetica, impreziosita dai suoi intermezzi elettrici culminnate alla fine con quella chitarra tagliente e lacerante, quelle note smorzate, sgommate e sovrapposte che lo hanno reso unico. " A boat lies waiting" è il tributo al suo amico Richard Wright. Lenta e sussurrata, ipnotizzante come nell'osservare una barca allontanarsi nell'immensità del mare. Qui chiama in causa Crosby and Nash, Roger Eno e soprattutto quel Yaron Stavi che sarà il vero valore aggiunto per tutto il disco. Il suo doppio basso timbrerà  quella nuova prima impronta jazzistica accennata su "Dancing right in front of me" in cui spiccano il bellissimo fraseggio chitarristico e appunto le note al piano jazzate. Con "In any tongue" si marca di reminiscenze floydiane: radiosa solennità, sempre contrappuntata al piano (dal figlio Gabriel) e da bellissime orchestrazioni culminanti con l'assolo gilmouriano doc (nel brano compare alla batteria anche un certo Andy Newmark!). "Beauty" potrebbe rimandare a quella "Coming back to life",  ma la supera nettamente: uno strumentale di meravigliose note alla chitarra a dialogare con il piano di Roger Eno in un incedere che ci fa floydianamente decollare! A questo punto non resta che aprire quella porta, ed eccoci nelle atmosfere swing di "The girl in the yellow dress", per nulla banale, anzi, straordinariamente coinvolgente e cullante...con il piano di Jools Holland, il doppio basso di Chris Laurence ed il sax di Colin Stetson. La successiva "Today" è forse il pezzo più debole ma certamente utile nel richiamare il suo passato solista molto pop, per esempio di "About face". Si chiude con "and then..." una prosecuzione del motivo iniziale di "5 am", sviluppato a tutto tondo e che impone cuffie e massimo relax per lasciarci ancora in sospensione come lo stesso titolo sembra imporre. Un plauso dunque alla sua band ormai confermata e consolidata (Pratt, DiStanislao, Carin, Manzanera), alla brillantissima produzione ed all'artwork come sempre curatissimo ed evocativo. Un plauso ancora a questo Signore delle 6 corde, che non pago di aver contribuito a rivoluzionare ed impreziosire il mondo del suo strumento e della Musica tutta, ci offre con il suo approccio dimesso e austero, un nuovo gioiello sonoro in cui è possibile scoprire la sua più intima, affascinnate e struggente natura artistica ed umana.
Best tracks: "Faces of stone", "In any tongue", "Beauty". 8/10
 
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